È il weekend delle Leonidi

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«Nella vostra vita vi auguro almeno un blackout in una notte limpida».

(Mario Rigoni Stern)

Onestamente nella notte appena trascorsa ho dormito e non so se sia stata limpida, ma per quanti siano rimasti svegli o si siano alzati all’alba forse è stato possibile osservare qualcuna delle Leonidi, lo sciame di meteore proveniente dalla costellazione del Leone e visibile in questo fine settimana, anche se i più romantici (eccomi, presente!) amano chiamarle stelle cadenti…

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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“Come nelle favole”: una canzone nella canzone di Vasco Rossi

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Cosa rende un cantante un artista speciale? Credo che la risposta risieda nel tempo della nostra vita scandito dalle sue canzoni.

Vasco Rossi per me vuol dire Liberi liberi, la canzone preferita da mio padre e ascoltata tantissime volte in auto con lui.

Vuol dire Ogni volta, il brano con cui la mia amica del cuore si è innamorata la prima volta.

Significa Alba chiara, che ho cantato live alla mia festa di 40esimo compleanno, complice un calice di vino bianco (e io sono astemia!).

Senza parole assomiglia al racconto di un mio ex amore travagliato (“[…] Ed ho pensato che mi stessero rubando il tempo e che tu, tu mi rubi l’amore […]”).

Ed infine lo scorso anno è arrivata nei miei giorni questa poesia in note, che è ciò che avrei voluto dire, che forse dovrei dire.

 

Quello che potremmo fare io e te

Senza dar retta a nessuno
Senza pensare a qualcuno
Quello che potremmo fare io e te
Non lo puoi neanche credere

Quello che potremmo fare io e te
Senza pensare a niente
Senza pensare sempre
Quello che potremmo fare io e te
Non si può neanche immaginare

Sai che ho pensato sempre, quasi continuamente
Che non sei mai stata mia
Me lo ricordo sempre, che non è successo niente
Dovevi sempre andar via

Io e te, io e te
Dentro un bar a bere e a ridere
Io e te, io e te
A crescere bambini, avere dei vicini
Io e te, io e te
Seduti sul divano
Parlar del più e del meno
Io e te, io e te
Come nelle favole

Quello che potremmo fare io e te
Non l’ho mai detto a nessuno
Però ne sono sicuro
Quello che potremmo fare io e te
Non si può neanche immaginare

Io e te, io e te
Dentro a un bar a bere e a ridere
Io e te, io e te
A crescere bambini, avere dei vicini
Io e te, io e te
Sdraiati su un divano
Parlar del più e del meno
Io e te, io e te
Come nelle favole

Io e te, io e te
Io e te, io e te
A crescere bambini, avere dei vicini
Io e te
Io e te, io e te
Io e te, io e te
Sdraiati su un divano
Parlar del più e del meno
Io e te
Io e te, io e te
Io e te, io e te
A crescere bambini, avere dei vicini
Io e te
Come nelle favole
.”

(Vasco Rossi, Come nelle favole)

Francesca

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Dove sono i nostri bottoni di telecomando? Una saggia riflessione di Piero Angela

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Quando penso a me stessa tra 40 anni, mi auguro di avere la lucidità mentale di una testa arricchita dalla lunga esperienza e non impoverita dall’età avanzata o da una di quelle malattie che distolgono il giudizio e la ragione.

Tra i saggi che in Italia abbiamo ancora la fortuna di ammirare c’è quest’uomo, che è un fantastico divulgatore, che vive di cultura ed il cui enorme bagaglio intellettuale mi affascina fin da quando ero bambina.

Avrei potuto scegliere infinite perle della sua viva saggezza, ma voglio regalarvi queste sue considerazioni, che ci parlano di libertà dai condizionamenti.

 

“Ognuno di noi tiene immensamente alla propria libertà, alla propria indipendenza di giudizio, alla propria immaginazione, e non desidera affatto essere condizionato o automatizzato. Proprio per questa ragione è bene cercare di capire dove e come nascono tutte queste cose a cui tanto teniamo: come si sviluppano, come funzionano, come si possono manipolare. Quanto più impariamo sul come possiamo essere condizionati, tanto meglio riusciremo a difenderci dai condizionamenti esterni: se impariamo dove sono i nostri bottoni di telecomando, potremmo più facilmente impedire agli altri di premerli e di manovrarci”.

(Piero Angela)

Francesca

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Se mi guardo intorno… è quasi Natale

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Dunque, calendario alla mano tra un mese e mezzo circa sarà Natale. Lo dichiaro subito, è uno dei momenti dell’anno che amo di più ed è la festività religiosa che sento di più. Del Natale poi amo l’atmosfera, il clima, anche la voglia di addobbare la casa per l’occorrenza, lo ammetto, ma, come dire… tutto a suo tempo. Sì, perché per i pochi distratti che non se ne fossero accorti, fatta eccezione per panettoni e pandori (che effettivamente non hanno ancora invaso gli scaffali dei supermercati, né i volantini pubblicitari da cui di solito è gremita la mia cassetta della posta) per il resto è già tutto esposto da un po’. Primi fra tutti gli addobbi, ce ne sono a gogo, da quelli per l’albero al benvenuto sul portone con tanto di agrifoglio e bacche rosse, e poi Babbo Natale in tutte le salse: classico con divisa rossa, con variante sul verde, che canta, che balla, col sacco e senza sacco (che poi senza sacco, quale sarebbe esattamente la sua funzione? Mah!).

Per carità, sono certa che se nei negozi si segue questa linea volta al largo anticipo un perché ci sarà di sicuro e probabilmente a me sfugge perché non sono un’esperta del settore. Tuttavia, complice anche il tempo caldo e soleggiato che pare e si spera ci attende da qui ai prossimi giorni (assolutamente in linea con l’estate di San Martino), non mi sento ancora pronta ad entrare nel pieno clima natalizio, e personalmente attenderò ancora un po’…

Menuccia

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In omaggio al maestro Ennio Morricone

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Ieri è stato un compleanno importante e nella rubrica di oggi non potevo non ricordarlo.

Il 10 novembre del 1928 nasceva a Roma un uomo destinato a diventare un musicista, un compositore, un direttore d’orchestra famoso in tutto il mondo. Auguri per i suoi 90 anni al maestro Ennio Morricone, autore di colonne sonore indimenticabili. La mia preferita? La colonna sonora di C’era una volta il West. Bellissima!

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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E tocca fare anche il cambio di stagione…

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Ci siamo, quando ormai non sai più che metterti e la temperatura delle 7 del mattino ti ricorda che l’estate è finita da quel dì, ti convinci che forse è arrivato il momento di mettere mano ad armadi e cassetti e procedere con l’inevitabile – pare – cambio di stagione. Che poi, cambio, che parolona! Dà l’idea di un vero “togli e sostituisci” ed eventualmente “dai via”, che non corrisponde esattamente alla realtà e soprattutto non tiene conto di tutta una serie di conflitti interiori che ti si prospettano puntualmente mentre stai per mettere via tutto…E che fai, una magliettina a maniche corte non te la tieni a portata di mano nel caso servisse? E quella giacca che non metti da una vita (perché in verità non si chiuderebbe neanche stando in apnea perenne) mica la regali! E se questa fosse la volta buona che quel chiletto di troppo lo perdo? Me la tengo, dai. E quelle maglie che – come dice una mia amica – sono in un angolo del cassetto da così tanto tempo che non solo sono passate di moda, ma nel frattempo sono anche tornate di moda, le dai via proprio ora?

E così ti ritrovi con il caos sul letto, invaso da un bel po’ di pantaloni e vestiti che ti danno l’illusione di avere in fondo un sacco di cose da metterti (anche se sai in cuor tuo che tanto ti metterai sempre le stesse cose), e finisci per spostare l’indispensabile, tenere cose inutili e se a questo aggiungo che personalmente ho una predilezione solo per due o tre colori (al quarto non ci arrivo) mi vesto, mi guardo allo specchio e stranamente sembro vestita esattamente come un mese fa, ma a maniche lunghe… Ma alla fine l’ho fatto il cambio? Mah…

Menuccia

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Quando non sai trovare il finale, lasciati guidare dalla musica

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Queste righe oggi non avrei dovuto scriverle.

Ero intenta a redigere il mio speciale su Parma, visitata lo scorso mese e, se mi avete letta già in passato, saprete benissimo che di viaggi scrivo sempre con estremo piacere.

Oggi però le parole non si convogliavano nel giusto finale e lasciarvi con un testo tronco, privo del commiato esatto che ho nel cuore, non mi sembrava giusto.

E allora… come sempre faccio quando la penna è muta o il pc ostile, ho messo le cuffiette e ho lasciato partire una canzone.

Mi sono subito ricordata alcune parole lette tempo fa.

E voglio regalarvi queste, invece di un testo malconcio su una località italiana tanto bella.

“[…] La musica sentimentale ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza […].”

(Nick Hornby)

Francesca

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Ma che sta succedendo?

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“[…] Ma po’ quanno chiove

L’acqua te ‘nfonne e va

Tanto l’aria s’adda cagnà […]”

(Pino Daniele, Un passo tratto dalla canzone Quanno chiove)

Spero che l’aria cambi al più presto, visto che è la seconda domenica consecutiva che il maltempo mi impedisce di andare a camminare. Se non ricordo male sui miei libri di geografia la stagione delle piogge era citata per altre zone del mondo. Che sta succedendo? Va be’, presa da questi dubbi e costretta a fare ginnastica davanti alla Tv, auguro buongiorno a tutti.

Oggi ci piace iniziare così. Buona domenica!

Menuccia

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Quando guardavamo insieme “Cars”…

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Oggi operazione nostalgia. Ogni tanto mi capita, soprattutto se la nostalgia attacca il mio cuore di mamma (e lo confesso – anche se credo non servisse Sherlock Holmes per capirlo – il mio “io” di mamma è la parte di me più esposta, più indifesa, e, a dirla tutta, più propensa alla lacrima facile).

Comunque, torniamo ai fatti, l’altro giorno spolveravo in camera di mio figlio (spolverare è uno sporco lavoro, ma qualcuno ogni tanto dovrà pur farlo) e riordinando tra le sue cose (e anche l’operazione del riordino – ahimè – andrebbe fatta di continuo!) mi è caduto l’occhio su alcuni dvd di film d’animazione che guardava quand’era piccolo (“era”, sì, perché i figli crescono e bisogna farsene una ragione)… E ricordo il cucciolo che è nei mei ricordi, incantato davanti alla tv, che ricordava a memoria interi passaggi del film “Cars” (penso l’abbia visto innumerevoli volte, fino alla nausea, e noi con lui!). E lo ricordo ancora mentre a bocca aperta comprende per la prima volta il significato di “Spirit, cavallo selvaggio”, che personalmente credo sia in assoluto uno dei più bei film d’animazione di tutti i tempi, o se non altro quello che a me è piaciuto di più, forse più di alcuni tra quelli che guardavo io da bambina, e non in dvd, perché non esisteva ancora (vuol dire che ho un’età? Ma no, diciamo che appartengo “letteralmente” al secolo scorso, così suona diverso!).

Comunque ho rimesso tutto in ordine, tra le sue cose e nei mei ricordi… Alla prossima!

Menuccia

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È decisamente arrivata la stagione dell’ora del tè

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L’autunno a Roma quest’anno ha stentato a manifestarsi: il caldo ci ha fatto compagnia fino a pochi giorni fa, mescolando i colori estivi a primi, timidi cenni d’autunno.

Ma adesso, in questa giornata che sa di diluvio, di impegni rimandati, di spostamenti rimandati, riavvio i miei rituali del tè. Sempre in compagnia di un buon libro o una struggente poesia.

“Aveva preso l’abitudine di lasciare socchiusa la porta in modo che l’odore dell’umida aria autunnale si mescolasse al profumo dei libri. Aveva sempre pensato che quelle due fragranze si sposassero bene, che i libri e l’aria autunnale avessero in comune le coperte, le poltrone comode e grandi tazze di caffè o tè.”

(Katarina Bivald)

Francesca

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