Port Louis: ancora la mia Africa

Ci ritroviamo, in questo mio lungo racconto di viaggio, di nuovo a Port Louis. Eccoci al porto turistico, con i suoi cannoni rilucenti, la musica in filodiffusione e i tanti negozi dal carattere europeo e i cibi etnici, per lo più di cucina indiana, venduti come street food, che creano un piacevolissimo contrasto di profumi, colori, cultura e storia.

Lasciato il porto, ci si imbatte nel mercato vecchio e ci si tuffa nella vera vita degli abitanti della capitale: si mercanteggia, si vendono spezie, si acquistano frutta e verdure che non assomigliano alle nostre nel tipo, nelle dimensioni, nella cromia. Non ci sono le voci insistenti, come nei mercati del mondo arabo, gli odori sono altrettanto persistenti, ma completamente differenti.

È la meravigliosa sensazione di trovarsi in un caleidoscopio di colori e di tuffarsi in quell’Africa primordiale in cui il genere umano ha fatto la sua comparsa.

Port Louis regala anche ai suoi visitatori uno spettacolare giardino botanico, un parco tra ninfee, baobab e specie di piante mai viste prima (confesso, a onor del vero, la mia ignoranza assoluta nei confronti del mondo “vegetale”, per cui riconosco un abete solo in modalità albero di Natale!), ma la nostra guida ci ha spiegato la cura e la dedizione con cui qui sono state fatte crescere varietà particolari di piante e alberi ed è facile rendersene conto anche per me!

Vi lascio qui, promettendovi, se avrete il piacere di leggermi ancora, un nuovo racconto che vi porterà tra i grandi felini.

Francesca

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Una citazione che non conoscevo…

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Come credo molti di voi anch’io nei giorni scorsi ho letto (e in parte cercato) alcune frasi celebrative in occasione dell’8 marzo… e mi sono imbattuta casualmente in una citazione di Anna Frank che non conoscevo – lo ammetto – e che stamattina riporto volentieri:

«[…] So quello che voglio, ho uno scopo, un’opinione, una fede e un amore. Lasciatemi essere me stessa, e sarò contenta. So di essere donna, una donna con una forza interiore e tanto coraggio […]».

(Anna Frank)

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Città coloniali: visitata una, le hai viste tutte?

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Ci eravamo lasciati su una spiaggia bianchissima di coralli e sotto una palma, e ci ritroviamo oggi a Port Louis, capitale mauriziana.

Si dice che, vista una città coloniale, le si siano viste tutte. Non sono assolutamente d’accordo!

Le dominazioni segnano ogni luogo con sue proprie caratteristiche specifiche, e qui di incursioni dominanti se ne sono susseguite tantissime nei secoli.

Gli Olandesi determinarono la scomparsa dei dodo, provando prima a mangiarne le carni, poi, trovandoli di gusto non piacevole e non tenero, destinandoli ad alimentare i maiali che avevano importato in queste isole.

Gli Inglesi hanno lasciato la guida a destra ed il gusto, per me delizioso, del tè alle 17, con tanto di biscotti burrosi e piccoli sandwich buonissimi.

I Francesi, infine, hanno influenzato la cultura locale a tal punto che la lingua di documenti, amministrativa e parlata nel turismo e a scuola, è proprio la loro.

E quindi cosa possiamo trovare oggi a Port Louis? Lo scopriremo nella prossima puntata…

Francesca

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In quest’ultima domenica di Carnevale sono ispirata da Trilussa

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Vent’anni fa m’ammascherai pur’io.

E ancora tengo er grugno de cartone

che servì p’annisconne quello mio.

Sta da vent’anni sopra un credenzone

quela Maschera buffa, ch’è restata

sempre co’ la medesima espressione,

sempre co’ la medesima risata.

Una vorta je chiesi: “E come fai

a conservà lo stesso bon umore

puro ne li momenti der dolore,

puro quanno me trovo fra li guai?

Felice te, che nun te cambi mai!

Felice te, che vivi senza core!”

La Maschera rispose: “E tu che piagni

che ce guadagni? Gnente! Ce guadagni

che la gente dirà: Povero diavolo,

te compatisco… me dispiace assai…

Ma, in fonno, credi, nun j’importa un cavolo.

Fa’ invece come me, ch’ho sempre riso:

e se te pija la malinconia

coprete er viso co’ la faccia mia,

così la gente nun se scoccerà…

Da allora in poi, nascònno li dolori

Da dietro a un’allegria de cartapista

e passo per un celebre egoista,

che se ne frega de l’umanità.

(Trilussa, La maschera)

 

Oggi ci piace iniziare così! Buongiorno e buona domenica di Carnevale a tutti!

Menuccia

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L’emozione di scrivere sotto una palma…in un’isola che sa di pace

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Da quando esiste questo blog, è la prima volta che, complici le reti wi-fi, riesco a scrivere con una spettacolare vista sull’oceano Indiano.

La mia posizione privilegiata è un lettino in legno pesante sull’incantevole spiaggia di Flic en Flac (prende il nome dal suono onomatopeico di quando calpesti la sabbia corallina con le ciabattine da mare).

Sono a Mauritius, la più grande delle isole di questo arcipelago.

Nuvole, mare e cielo qui si confondono.

Sono a 8400 km e più da casa, ma, come sempre, in ogni luogo del mondo io ritrovo la mia dimensione.

In viaggio la mia anima si espande: amo sentire le voci in una lingua diversa dalla mia (e qui ne senti di provenienti da svariati angoli di mondo).

E amo soprattutto la pacifica convivenza di culture e religioni in un abbraccio che non è tolleranza, ma comprensione.

Le religioni principali sono 4: ognuna ha tre feste nazionali riconosciute, quindi ogni mese qualcuno ha una propria festa in cui riconoscersi o in cui si riconosce il vicino di casa, il compagno di banco, il vicino di scrivania.

E questo è uno dei motivi per cui ho voluto tornare su quest’isola: la pace. Pace che non è fingere che i problemi non esistano, ma trovare un’altra chiave per affrontarli.

Gli altri motivi ve li racconterò…nella prossima puntata!

Francesca

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Ricordando Alberto Sordi

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«Non mi sposo perché non mi piace avere della gente estranea in casa».

(Alberto Sordi)

Nel febbraio del 2003 ci lasciava Alberto Sordi. Il suo volto, la sua ironia, la sua stessa voce mi riportano alla mente momenti di quand’ero ragazzina: momenti di risate in famiglia davanti alla TV e di cene rumorose in cui si citavano le sue battute. Mi manca Alberto Sordi. Oggi ci piace iniziare così, con un suo ricordo…

Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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L’autore di Fight Club in un aforisma non molto conosciuto

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Uno dei vantaggi dei social è quello di trovare dove non ti aspetteresti aforismi mai letti prima.

«Non importa con quanto scrupolo seguirai le indicazioni: avrai sempre l’impressione di aver perso qualcosa, la sensazione sprofondata sotto la tua pelle di non aver vissuto tutto. C’è quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato troppo in fretta nei momenti in cui avresti dovuto fare attenzione. Abituati a quella sensazione. È così che un giorno sentirai tutta la tua vita. È solo questione di abitudine. Niente di tutto ciò ha importanza. Ci stiamo solo scaldando».

(Chuck Palahniuk, Invisible Monsters)

Sensazioni che scorrono sotto la pelle, come brividi che assomigliano a consapevolezza: questo l’effetto scaturito dalla lettura di questo aforisma.

Il libro ancora non l’ho letto, ma rimedierò quanto prima. E chissà che non mi venga voglia di scriverne una recensione.

Francesca

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Sono in attesa che fiorisca la mimosa…

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Ogni anno, mentre scopro che febbraio

è sensitivo e, per pudore, torbido,

con minuto fiorire, gialla irrompe

la mimosa. S’inquadra alla finestra

di quella mia dimora d’una volta,

di questa dove passo gli anni vecchi.

Mentre arrivo vicino al gran silenzio,

segno sarà che niuna cosa muore

se ne ritorna sempre l’apparenza?

O saprò finalmente che la morte

regno non ha che sopra l’apparenza?

(Giuseppe Ungaretti)

A onor del vero, qui intorno da me non ho ancora visto irrompere la mimosa e personalmente la attendo con ansia, perché mi dà l’idea che ormai alla primavera manchi poco.

Oggi ci piace iniziare così, con la primavera nel cuore e nelle attese. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Cellulare non mi lasciare…

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Temo che ormai siamo arrivati al capolinea…io e il mio cellulare intendo. Da diversi giorni dà segni di evidente squilibrio ed è prossimo ad abbandonarmi, lo so, me lo sento.

Praticamente ormai vive di vita propria e se non è bloccato seleziona i tasti che ritiene personalmente opportuni: accede alle app che vuole, seleziona maiuscole o minuscole a piacere, mette i like che preferisce su Instagram (magari gli stessi, per carità, che avrei messo anch’io – si capisce che mi conosce bene! – ma se attendesse la mia opinione sarebbe cosa gradita). Eppure gli sono affezionata, e sebbene per indole non abbia mai dimostrato o coltivato una particolare affinità per gli oggetti tecnologici, tutto sommato negli ultimi due anni non siamo stati male insieme e penso anche di averlo trattato mediamente bene (in fondo è caduto solo poche volte, e saltuariamente ho anche pulito lo schermo). Mi chiedo come farò senza di lui…conosco tutte le sue funzioni e lui sa perfettamente quali sono le mie preferite: ultimamente non usciva più neanche il messaggio che mi avvisava che una app – WhatsApp – risultava riavviata troppe volte: ormai mi aveva capita (non molti posso dire altrettanto!). E proprio ora che tra noi le cose andavano così bene, non mi dà neanche modo di spegnerlo.

Diciamo che ormai abbiamo un problema di incomunicabilità, perché mi impedisce di interagire con lui, salvo in rari momenti di ripresa attività, in cui riesco ancora ad inviare messaggi e telefonate e mi illudo che forse le cose si sistemeranno. Devo rassegnarmi? In effetti sto cercando di farmene una ragione e di abituarmi all’idea che a breve dovrò reinstallare tutte le mie app su un altro smartphone, di cui ovviamente dovrò anche mettermi a studiare le impostazioni, capire le funzioni, impostare la suoneria, la sveglia, i promemoria… No, non sono pronta. Cellulare, ti prego non mi lasciare…

Menuccia

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La domenica per voi, la domenica per noi

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«La domenica è un giorno di riflessione, di vera o finta preghiera, di falsi progetti o di quelli veri, di pulizie o disordine, di metto tutto a posto io o ci penserà un altro, di quell’albero è una donna o quella donna è un albero… È il giorno dei profumi inconsueti, di quelli materni o mai sentiti, dei sorrisi davanti ad un piatto caldo e di quelli al vicino di casa. È il momento del caffè più lungo, del respiro più calmo, della voglia di nulla e di tutto».

(Gianluca Lucchese)

La domenica è un respiro più lungo, è voglia di mare, di un libro letto accanto ad un caminetto, di una gita fuori porta, di un sogno da realizzare.

E per voi cos’è la domenica?

Francesca

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