Dieta pre-natalizia

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Dunque, è ufficiale: da qui e per le prossime due settimane sono in regime alimentare pre-natalizio. Che vuol dire? Niente di che, semplicemente sono a dieta. O meglio, cerco di tenere più o meno liberi lo stomaco e gli organi adiacenti, prima che vengano invasi dalle tredici portate che mia madre è solita preparare per la Vigilia di Natale. È tradizione, dice lei. Nel senso che è ormai tradizionale consuetudine che io quella sera, prima che si passi a giochi, regali – scarta qui e ringrazia là – mi senta puntualmente male, dolorante e vittima delle imprecazioni che sicuramente mi manda il mio apparato digerente, e puntualmente indecisa se accasciarmi su una sedia o svenire più comodamente sul divano, implorando digestivi vari – frizzanti e non, freddi o bollenti – presi in rapida successione e senza attendere di sapere quale fra i tanti abbia fatto effetto.

Naturalmente il tutto si potrebbe evitare limitandosi ad un assaggino, perché in effetti nessuno mi obbliga a mangiare in abbondanza ogni portata, ma quando la padrona di casa (mia madre), che cucina penso dal giorno prima, ti si avvicina e ti chiede “ne vuoi un altro po’?”, che fai? Rifiuti solo per timore di qualche doloretto allo stomaco? In effetti dovrei, visto i risultati ormai consolidati negli anni precedenti, e quest’anno lo prendo come impegno, il bis assolutamente no… cioè, assolutamente ora è un parolone, diciamo che tendenzialmente sarà no…va be’ l’intenzione di dire di no c’è, poi quella sera vediamo, vi farò sapere!

Menuccia

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Hikmet: un poeta oltre i confini

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Sono cent’anni che non ho visto il suo viso
che non ho passato il braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato il calore del suo ventre


eravamo sullo stesso ramo insieme
eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent’anni
di cent’anni la strada
e da cent’anni nella penombra
corro dietro a te
”.

(Nazim Hikmet)

La poesia supera ogni confine: la meraviglia di queste righe supera anche i limiti della traduzione.

Perchè l’amore è correre da cent’anni nella penombra dietro a chi si ama… Ma anche alla luce del sole accanto a chi ci stringe la mano.

Francesca

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Se la mamma sente freddo…

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«Maglione: indumento indossato dal bambino quando sua madre sente freddo».

(Ambrose Bierce)

Mai verità fu più vera. Ho ricordi di me bambina imbacuccata con sciarpa, cappello e guanti proprio nei giorni in cui mia madre aveva particolarmente freddo. Sembravo un pupazzo di neve in pieno sole. Va be’, comunque non ho preso freddo, questo è sicuro!

Oggi ci piace iniziare così, in vena di ricordi…

Buongiorno a tutti!

Menuccia

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La parola d’ordine è organizzazione

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Sono ormai arrivata alla conclusione che per sopravvivere al logorio della vita moderna occorre attrezzarsi di tutta una serie di parole che definirei “nobili”, e che vanno da contessa pazienza, a marchesa tolleranza, fino ad arrivare a principessina comprensione, tutte sicuramente di grande aiuto nel lungo e medio termine, anche se la parola d’ordine regina per affrontare nell’immediato la routine quotidiana rimane sempre e solo una: organizzazione.

Sì, signori miei, sapersi organizzare è tutto, è quasi un metodo di sopravvivenza, e non si tratta solo di saper organizzare e far combaciare perfettamente gli impegni quotidiani, quella ormai è un’acrobazia consolidata in cui attraverso cerchi di fuoco in spaccata aerea (esiste la spaccata aerea? Mah!) e potrei scrivere saggi sugli incastri quotidiani di chi va, chi torna, chi prende chi e chi porta dove, con la macchina e senza macchina, con una gamba sola sulla metro e senza passare dal Via… ce n’è per tutti i gusti! La verità, però, è che tutto questo non basta e con il tempo si sviluppa pure una capacità di organizzazione mentale, che prevede  e coinvolge anche aspetti apparentemente banali: organizzare il frigorifero, gestire la spesa, decidere cosa è più urgente stirare, prepararsi risposte intelligenti a inopportune domande sul pranzo e la cena e prevenire argomenti a piacere che hanno inizio di solito con “oggi vorrei per colazione…”, sfoderando quel pacco di biscotti nuovi che hai tenuto lì da parte, prevedendo l’evenienza che la sera prima non avresti fatto in tempo a passare dal supermercato. Direi che è quasi una trasposizione nella vita reale del cubo di Rubik, in cui cerchi costantemente di far combaciare tutti i colori nel modo giusto, ma poi – almeno nel mio caso –, quando stai per terminare una delle facce del cubo, ti ritrovi sempre con una tessera di colore diverso che non sai mai dove mettere…va be’ questa la incastro nel modo giusto domani!

Menuccia

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Quando non ti va di parlare…

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Che hai?

(Paura del vuoto. Che diventi buio all’improvviso. Di inciampare e cadere.

Di riaprire vecchie ferite)

Nulla. Pensavo che è un altro inverno.

(Fabrizio Caramagna)

Ecco, la citazione di cui sopra descrive abbastanza bene la mia reazione (e non credo sia solo la mia) alla valanga di domande inopportune (soprattutto se poste di primo mattino) a cui proprio non ho voglia di rispondere. È possibile comprendere che semplicemente a volte le persone non hanno voglia di parlare? Tranquilli, poi arrivano durante la giornata anche i momenti pieni di “Pensieri e Parole” (cito anche Lucio Battisti stamattina, che mi fa sempre sentire bene!), basta avere la pazienza di saper attendere…

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Comunicabilità e incomunicabilità nelle parole di Hermann Hesse

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«Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po’ diverso quando lo si esprime, un po’ falsato, un po’ sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d’accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d’un uomo suoni sempre un po’ sciocco alle orecchie degli altri».

(Hermann Hesse)

Mi ha sempre affascinata l’idea che due persone, magari di ceti diversi, di etnie differenti, di idee divergenti, potessero riuscire a comunicare, lasciando che tra le parole ed il senso delle stesse non ci fosse un divario incolmabile.

In questa epoca attuale, dove sembriamo dare per scontata la libertà di esprimerci, ma anche la voglia di non ascoltare l’altro, il “diverso”, il differente, io ancora credo prepotentemente nel poter essere se stessi, nel lasciare che l’altro sia se stesso, e nel trovare, nonostante e per questo, una solida comunicabilità.

Francesca

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Che ti regalo quest’anno?

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Dunque, si avvicina inesorabile e a grandi passi il momento fatidico in cui non puoi più rimandare una domanda che tenevi lì da parte da quasi un anno, accantonata in un angolo della mente, rimandata fino a che sia possibile rimandare, e destinata per lo più ai parenti più stretti: “Che ti regalo quest’anno?”.

Senza contare che nella mia famiglia è ormai consolidata l’abitudine di accumulare man mano i regali sotto l’albero di Natale a casa di mia madre, perché sappiamo che a lei piace da morire vedere i pacchetti che le invadono la stanza e pregusta con largo anticipo il momento dello scambio previsto per la sera della Vigilia (quando prende vita una sorta di “scarta la carta” in versione natalizia!). Peccato, però, che quando inizio ad apprendere che gli altri stanno già comprando e accumulando pacchetti lì sotto mi prende l’ansia, non “da prestazione,” ma “da che vi compro quest’anno”. Anche perché alla fine perdiamo tempo in tutta una serie di convenevoli reciproci – avete presente? –: “Ho tutto”, “Hai tutto”, “Ti ho già regalato tutto”, “Dimmi che ti serve”, “Non mi serve niente”, “Il profumo l’hai finito?” “No, ne ho ancora mezza bottiglia”, “E va be’, te lo ritrovi”.

E così capita che, sopraffatti dalla stanchezza (e forse anche dalla scarsa fantasia), ci buttiamo sempre più spesso sulle gift card, le carte regalo prepagate, tanto ormai ce ne sono per tutti i gusti: per comprare il pane, la sciarpa, lo scolapasta in silicone, il thermos per portarti il tè caldo al lavoro! L’unico inconveniente è che in questo caso giochi a carte scoperte, e dichiari apertamente quello che spendi… No, pensandoci bene direi che non mi conviene…ho deciso: a qualcuno comprerò un thermos, a qualcun altro una sciarpa e al più fortunato uno scolapasta in silicone (può sempre essere utile!): li incarto da me e li metto sotto l’albero!

Menuccia

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È la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

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«Vorrei che tu fossi una donna… ma se nascerai uomo io sarò contenta lo stesso. […] Se nascerai uomo, ad esempio, non dovrai temere d’essere violentato nel buio di una strada. Non dovrai servirti di un bel viso per essere accettato al primo sguardo, di un bel corpo per nascondere la tua intelligenza. Non subirai giudizi malvagi quando dormirai con chi ti piace […]».

(Oriana Fallaci, un passo tratto da Lettera a un bambino mai nato)

Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. E la violenza, ricordiamolo, può essere di molti tipi, non solo fisica.

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno a tutti!

Menuccia

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Haruki Murakami e le domande senza risposta

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«Per quanto una situazione possa sembrare disperata, c’è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c’è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all’oscurità».

(Haruki Murakami)

Quanto ci vuole, secondo voi, affinché gli occhi si abituino all’oscurità?

E sembra anche a voi di avere da sempre più domande che risposte?

Francesca

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La guida induce a parlare… con sé stessi

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Siamo onesti, a chi non è mai capitato di farsi domande e darsi le risposte? Di meditare riflessioni e trarne subito le conseguenze? Molto probabilmente non ha mai provato l’emozione del “parlo a me, di te e di me, di lui e di loro” solo chi non è abituato a guidare spesso nel traffico. Sì, perché ormai sono arrivata alla conclusione che la guida favorisce e stimola le conversazioni con sé stessi, o quanto meno con la parte più polemica del proprio io, soprattutto in determinati frangenti.

Quando ad esempio l’autista di fronte a te svolta d’improvviso, e lì ti viene spontaneo: “Ma sì dai, gira tranquillamente senza mettere la freccia, intuisco che devi svoltare perché ho i super poteri”;

o agli incroci dove sai di aver diritto alla precedenza: “Vuoi passare per primo? Basta chiedere, tranquillo, il giorno in cui a scuola guida spiegavano le precedenze eri assente, sei giustificato, dai!”.

L’apoteosi si raggiunge poi sul Grande Raccordo Anulare (e chi vive o lavora a Roma lo conosce bene!), soprattutto in prossimità delle uscite, dove ti metti diligentemente in fila (e in alcuni orari può trattarsi di una lunga fila) e puntualmente arriva il tipo che finge spudoratamente di essersi ricordato solo all’ultimo minuto di dover uscire proprio lì (ma tu guarda un po’ la memoria, a volte!) e con grande naturalezza supera tutti e si immette dieci macchine davanti a te… e lì  ti vengono in mente tutta una serie di appellativi e frasi adatte all’occorrenza, tra cui la più gentile e delicata è: “Eccolo, Rommel, la volpe del raccordo!”.

Il problema vero è quando sei in coda e dalla corsia accanto ti vedono che chiacchieri con il nulla. Va be’, puoi sempre fingere che stai cantando, no? Ma poi, dico io, non siete impegnati a guardare la strada, gli specchietti, chi vi sorpassa, chi vi suona? In tutto questo dovete anche badare a me che parlo da sola? C’è gente strana in giro…

Menuccia

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