“Ho sceso, dandoti il braccio”: l’amore che supera gli ostacoli

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“L’amore che cos’è? Può farci tutto, ma non del male”, citava il testo di una vecchia canzone di Luca Carboni.

L’amore che cos’è? Me lo chiedo anche io da almeno 28 anni…

La risposta non l’ho trovata. Ma in queste righe di un poeta, per me sommo, ho trovato come dovrebbe essere.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede
.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più
.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille
, sebbene tanto offuscate,

erano le tue”.

(Eugenio Montale, Ho sceso dandoti il braccio)

Francesca

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Festeggiamo con “brillantina”…

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In questi giorni il mondo del cinema – e non solo – festeggia i 40 anni di Grease (la trasposizione cinematografica diretta da Randal Kleiser di un musical che aveva già ottenuto grande successo a Broadway).

Era infatti il 16 giugno del 1978 quando usciva nelle sale americane un film destinato a diventare un cult (e che in Italia uscì il 30 agosto dello stesso anno): una pellicola che ha attraversato indenne quattro decenni portando alla ribalta un giovanissimo John Travolta (a onor del vero all’epoca già reduce dal successo ottenuto con La febbre del sabato sera) e un’indimenticabile Olivia Newton-John, che nei ruoli di due studenti degli anni ’50 – periodo in cui è ambientata la storia –  offrono un quadro romantico, nostalgico e a tratti divertente dell’amore tra due ragazzi (Danny e Sandy) che ha fatto sognare più di una generazione.

Quanti non hanno cantato almeno una volta a squarciagola You’re the one that I want? Senza barare e vergognarci troppo, ci abbiamo provato in tanti dai, magari in playback e con le finestre chiuse per non inorridire i vicini, ma ci abbiamo provato.

È un anniversario che ricordo ben volentieri, perché parliamo di una pellicola ormai impressa nell’immaginario collettivo di madri e figlie, che sulla prima nota della colonna sonora fa canticchiare sia nonni che nipoti, che ha segnato un’epoca e che credo sia destinata a rimanere nella storia del cinema di tutti i tempi.

Menuccia

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Spero in una buona giornata…

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«Oggi dal cilindro del mondo è uscito un asso di vento, un re di aquiloni, un fante di sguardi di giacinti, un dieci di risate di bambini, un sette di serenità».

(Fabrizio Caramagna)

Ammetto di non amare molto i giochi di carte, ma se le carte fossero queste il discorso cambia e per oggi sono disposta a giocare, fiduciosa in quanto di buono possa uscire “dal cilindro del mondo”.

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Social e poesia

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In un modo o nell’altro la mia vita è sempre stata all’insegna della comunicazione.

Ho scelto di intraprendere gli studi classici per la mia grande passione per la letteratura, per la lettura, per il mio profondo bisogno di scrivere fin da quando ho imparato a farlo.

La poesia, come ho già raccontato su questo blog, mi colpì più tardi, ma non per questo sono meno legata all’esprimersi in versi, in rime, in endecasillabi.

Può, nel 2018, un qualsiasi social essere vettore di cultura, di arte, di letteratura?

Me lo chiedevo ieri sera mentre uno dei Social che uso mi ripresentava, come ricordo, queste parole che scelsi di pubblicare 5 anni fa.

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano
,
neppure nel gesto di scegliere il menu,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti
, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai
,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né là fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te
.”

(Julio Cortazar, Il Futuro)

Può, dunque, un Social essere fonte di propagazione delle arti tutte, divulgazione del bello e non solo di pesanti notizie politiche, di guerra, di morte?

Io credo di sì. Ritengo che ognuno possa condividere e divulgare ciò che più gli sta a cuore, dalle news sportive al calciomercato, dalle ricette di cucina a foto di cuccioli di animali, dai viaggi alle serate a tema. Ma spero che, dopo la lettura di questi versi, a qualcuno venga voglia di condividere anche un aforisma, una citazione, un brano.

Le parole, diceva un mio professore, per vivere devono essere respirate da più nasi e lette da più sguardi possibile.

Francesca

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A volte scrivere aiuta…

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L’altro giorno riflettevo su quanto sia diffusa ai giorni nostri l’abitudine di scrivere, di quanto si comunichi ormai più frequentemente con un messaggio scritto piuttosto che a parole (o almeno questa è la mia impressione).

Certo, detto da me che per hobby e per passione scrivo su un blog forse non fa testo, ma in effetti basta farsi un giro sui social per comprendere quanto sia in realtà diffusa l’abitudine di condividere un pensiero con un messaggio scritto.

Parlando con un’amica alcuni giorni fa ho poi scoperto che c’è chi addirittura tiene ancora un diario. Sono sorpresa? A dirla tutta non più di tanto, perché conosco benissimo gli effetti spesso positivi di poter tradurre in scrittura un concetto. Innanzi tutto aiuta a mettere a fuoco le idee, e poi scrivere a volte può avere un effetto liberatorio, quasi terapeutico oserei dire: sì perché un foglio bianco su cui scrivere può essere in alcuni casi anche una valvola di sfogo, anziché “dirtene quattro”, “te ne scrivo otto”. Magari l’idea del foglio bianco oggi non va intesa nel senso più tradizionale del termine, ma anche scrivere su una tastiera o sul display di un telefonino (come spesso accade) ha più o meno lo stesso effetto…da sempre direi. Leggendo infatti qua e là come faccio di solito ho scoperto che oggi si ricorda un compleanno: il 12 giugno del 1942 ad una ragazzina veniva regalato un diario per il suo tredicesimo compleanno. Si chiamava Anna Frank.

Menuccia

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Ottant’anni fa il primo fumetto di Superman

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Lois: «Gradisce del vino?»

Superman: «No, no. Non bevo mai quando volo».

(Dal film Superman)

Il 10 giugno del 1938 veniva pubblicato il primo fumetto di Superman. Alcuni di noi (eccomi, presente!) più che per averlo letto probabilmente conoscono Superman grazie al piccolo e al grande schermo – e nel mio caso, poi, la mia super competenza in materia la devo anche e soprattutto ai miei due uomini di casa, sia il piccolo che il grande, entrambi appassionatissimi del personaggio.

Nel corso del tempo è stato interpretato da diversi attori, ma nel mio cuore ne rimane sempre uno, Christopher Reeve, e colgo l’occasione per ricordarlo.

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Ferrara: un Castello con il fossato come nelle fiabe

 

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Dicevamo, dunque, Ferrara…Che è già nei miei ricordi, ma non per questo meno viva! Cosa fare in un sabato pomeriggio nella città estense? Se il meteo lo consente, sicuramente un giro in barca nel fossato del Castello. Non troverete coccodrilli, ma un nocchiero simpatico e disponibile ad integrare le spiegazioni registrate che sentirete durante il percorso in acqua. Al modico costo di 3.50 euro potrete godervi le mura, l’accesso alle carceri e la via di ingresso al fiume con una prospettiva diversa e originale. Il servizio è attivo da circa tre anni e dovrebbe proseguire fino a metà gennaio 2019, per poi riprendere la primavera dell’anno venturo. Il Castello sfoggia 6 secoli di bellezza ed è uno dei pochi in Europa a vantare un fossato ancora con acqua, oltretutto abitato da carpe e altre specie di pesci autoctoni.

Come proseguire il pomeriggio? Sicuramente con una visita al Palazzo dei Diamanti, oggi sede della Pinacoteca: un gioiello architettonico che, come uno scrigno, contiene inestimabili opere d’arte. Se vi restasse ancora qualche ora a disposizione visitate via delle Volte, un tempo abitata da commercianti che avevano anche lì le loro botteghe. Le “volte”, da cui prende il nome la pittoresca via, sono i passaggi aerei tra case e botteghe, in modo che i venditori non fossero costretti ad affrontare il maltempo per passare dai magazzini alle botteghe e dalle botteghe alle loro case, spesso dislocate su più livelli. In questo modo, peraltro, la strada restava sgombra dal viavai dei carretti e restava una zona pedonale ante litteram.

Per concludere il pomeriggio suggerisco uno spuntino a base di piadina. Riempitela come volete: tanti sono i prodotti emiliani dal gusto invidiato nel mondo. Lasciate spazio alla vostra fantasia e…buon appetito!

Francesca

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Una collezionista inconsapevole…

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Vi è mai capitato durante una conversazione via WhatsApp (di quelle in cui si fa un po’ di pettegolezzo) di scrivere un commento su una persona e – complice il sole sullo schermo – di inviarlo per sbaglio alla diretta interessata? O di inciampare proprio il giorno del colloquio di lavoro, cadendo rovinosamente e presentandovi con un finto strappo alla moda sui pantaloni? O di parlare di diete e di quel chilo in più che proprio non riuscite a perdere davanti a persone in evidente e grave sovrappeso? O ancora di fare la battuta spiritosa assolutamente fuori luogo nel luogo sbagliato alla persona sbagliata? Diciamo che questi brividi io li ho provati tutti (e l’elenco – ahimè – potrebbe continuare), tanto che a questo punto sono arrivata alla conclusione di essere a mia insaputa una collezionista di brutte figure (ma forse non è questa l’espressione corretta…).

In fondo potrebbe essere considerato un hobby come un altro: c’è chi colleziona monete, chi vini pregiati, chi fa collezione di figurine… io invece le figure le faccio e ne incasello così tante una dietro l’altra che nella mia testa ormai le colleziono (queste è di dieci anni fa, annata memorabile! Questa è dell’estate scorsa, rimarrà nella storia!). L’unica differenza tra me e un collezionista tradizionale è l’inconsapevolezza: io gli oggetti (o i soggetti, dipende dai casi) della mia collezione non li cerco, non li compro (e almeno in questo il vantaggio economico è notevole!), non sono oggetto di alcun baratto e quel che è peggio – o meglio, dipende dai punti di vista – è che collezionarli non mi richiede alcun sforzo, vengono a me da sé, come attratti dal canto di una sirena (e neanche particolarmente intonata, se vogliamo dirla tutta).

Ora, non so quanto questa mia passione incontrollata (e che mi propongo puntualmente di abbandonare quanto prima) sia comune ad altri esseri umani, diciamo che ogni tanto mi consolo rivedendo in dvd “Il diario di Bridget Jones” e ridendoci su penso che in fondo potrei non essere la sola…

Menuccia

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“Il cielo è sempre più blu…”

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“[…] Chi gli manca la casa, chi vive da solo

Chi prende assai poco, chi gioca col fuoco

Chi vive in Calabria, chi vive d’amore

Chi ha fatto la guerra, chi prende il sessanta

Chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro

Na na na na na na na na na na

 

Ma il cielo è sempre più blu

Il cielo è sempre più blu

(Ma il cielo è sempre più blu) […]”

(Rino Gaetano, un passo tratto dalla canzone Ma il cielo è sempre più blu)

Il 2 giugno del 1981 veniva a mancare Rino Gaetano, un cantautore dalla voce indimenticata e indimenticabile. Ieri, dunque, è stato l’anniversario della sua morte e oggi voglio ricordarlo con un passo di una delle sue canzoni più celebri.

Oggi ci piace iniziare così. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Gita a Ferrara tra passato e presente

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Inauguriamo oggi la nostra rubrica di viaggi, gite, perlustrazioni, partenze e ritorni. Tutti noi abbiamo almeno un sogno nel cassetto… Io nel cassetto ho anche una valigia sempre pronta: una valigia metaforica, spesso reale, qualche volta che vorrei non dover mai disfare.

In questo primo appuntamento vi porto a Ferrara, città delle biciclette (e dei “cappellacci”, tipica pasta fresca da provare almeno una volta nella vita!)

Sono arrivata in treno da Roma, una passeggiata dalla stazione al centro storico non porta via più di 20 minuti, se come me si cammina di buon passo.

Il castello estense mi ha sorpresa per il suo stato perfetto di conservazione: sono abituata a manieri diroccati, a resti non proprio in ottimo stato; qui siamo di fronte alla stessa dimora che i signori di Ferrara abitarono secoli fa.

La cattedrale è purtroppo in restauro: vale comunque la pena visitare il suo museo, gratuito.

Le ore scorrono veloci tra bancarelle, negozi e parata del 2 giugno.

Vi racconterò il resto nella prossima puntata.

 

Francesca

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