“Arrivederci, fratello mare”: Hikmet e l’incanto delle sue parole

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Ci sono autori che incontri per caso, poeti che tornano di prepotenza nella nostra vita, con un film, sui social, nel messaggio di qualcuno che abbiamo a cuore.

E ci sono righe, come queste, che parlano di mare come se parlassero di me.

Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.
Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
.”
(Nazim Hikmet, Arrivederci fratello mare)

Francesca

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Quando l’anima vola…

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“[…] L’Anima vola

Mica si perde

L’anima vola

Non si nasconde

L’anima vola

Cosa le serve

L’anima vola

Mica si spegne

(Elisa, un passo tratto dalla canzone L’anima vola)

Quando vai a dormire con le note di una canzone in testa e la testa ti sveglia con la stessa canzone…

Oggi ci piace iniziare così! Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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“Consigli ad un aspirante scrittore”

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La voglia di scrivere, l’istinto di buttare giù versi, anche se non siamo poeti, autori di canzoni e scrittori di professione, è un anelito a riservare su carta il proprio mondo.

È un desiderio che forse non si può spiegare neppure con le parole che sentiamo più nostre. E allora, decisamente, meglio scegliere le sue.

«In fondo al tuo cuore, dunque, il ritmo mantiene il suo eterno battito – non è forse questo che fa di te un poeta? A volte sembra scemare fino a sparire del tutto. Ti lascia mangiare, dormire, parlare come le altre persone. Poi di nuovo si gonfia, cresce e cerca di raccogliere il contenuto della tua mente in una sola danza dominante.
Stasera è una di quelle volte. Anche se sei solo, ti sei tolto uno stivale e stai per slacciarti anche l’altro, non puoi proseguire nella svestizione, ma devi subito metterti a scrivere sotto l’impulso della danza. Afferri carta e penna. Non ti curi neanche di tenere bene in mano questa e di stendere bene quella. E mentre scrivi, mentre leghi assieme le prime strofe della ballata, io arretro un po’ e guardo fuori dalla finestra. Passa una donna, poi un uomo. Una macchina rallenta e si ferma e poi – ma non c’è bisogno di dire quello che vedo dalla finestra, né ce n’è il tempo, perché sono improvvisamente destata dalle mie osservazioni da un urlo di rabbia o di disperazione. La pagina è accartocciata in una palla. La penna è piantata dritta con il pennino sul tappeto. Se ci fosse stato un gatto da maltrattare o una moglie da uccidere, questo sarebbe stato il momento. Così almeno deduco dalla tua espressione feroce. Sei amareggiato, scosso, completamente fuori di te. E se devo indovinarne la ragione, direi che il ritmo, che si apriva e chiudeva con una forza tale da provocare scosse di eccitazione dalla testa ai piedi, ha incontrato qualche oggetto solido e ostile su cui si è frantumato in mille pezzi. Si è intrufolato qualcosa che non può essere reso in poesia».

(Virginia Woolf, Consigli a un aspirante scrittore)

Francesca

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Così inizia “La Sirenetta”

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«In mezzo al mare l’acqua è azzurra come i petali dei più bei fiordalisi e trasparente come il cristallo più puro […]».

(H. C. Handersen, tratto da La Sirenetta)

L’incipit della fiaba La Sirenetta questa domenica ci sta tutto!

Oggi ci piace iniziare così. Buona giornata a tutti!

Menuccia

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Terence Hill ha spento 80 candeline!

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Gli occhi sono sempre quelli, chiari, bellissimi: auguri all’attore Terence Hill (al secolo Mario Girotti), che il 29 marzo ha compiuto 80 anni! Nella mia mente ha sempre l’espressione scanzonata di Trinità (uno dei personaggi che lo ha reso celebre in coppia con Bud Spencer) ed è proprio una battuta di Trinità che voglio ricordare oggi:

«Mio nonno mi ha insegnato il segreto per avere una lunga vita: non fare niente che possa accorciarla!»

(citazione tratta dal film …Continuavano a chiamarlo Trinità)

Oggi ci piace iniziare così! Buongiorno a tutti!

Menuccia

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Casela Park: gli animali a portata di occhi

Ci siamo lasciati a Port Louis e oggi vi accompagno nell’ultima parte del mio viaggio alle Mauritius: il Casela Park.

Nel parco, situato nella parte occidentale dell’isola principale, si possono effettuare due principali attività: il contatto con tantissime specie di animali (endemici e non) e svaghi tipici di un parco di avventure, compresi i giochi d’acqua.

Ho dedicato tutto il tempo a mia disposizione alla parte più naturalistica, accertandomi, prima di scegliere questo parco, che gli animali fossero trattati non come in uno zoo e che le interazioni con gli umani non fossero per loro fonte di stress.

Una premessa è d’obbligo: 16 anni fa sono stata nella riserva naturale di Tsavo Est, in Kenya, che è un parco nazionale protetto. Qui gli animali sono nel loro habitat, completamente liberi e spesso nei safari fotografici non si riescono ad incontrare tutti gli animali che si vorrebbe, proprio perché la libertà prevede che i leoni, le zebre, le gazzelle possano semplicemente non mostrarsi nella vastità degli spazi.

Al Casela, invece, gli animali “domestici” hanno spazi estesi, ma comunque limitati.

Gli altri animali, i grandi felini in particolare, sono necessariamente a portata di occhi (e di obiettivo) nei safari fotografici, che avvengono su pulmini con tetto e finestrini costituiti da sbarre.

Il mio ricordo più emozionante è stato l’incontro con le maestose tigri bianche (dai magnifici occhi celesti), apparentemente placide come gattoni che si crogiolano al sole.

Molto simpatico il cartello sul belvedere che si affaccia sul fiumiciattolo in cui si trovano gli ippopotami: invita i gentili visitatori a non sporgersi per evitare di cadere in acqua e causare problemi di digestione agli animali…

Le spiegazioni che accompagnano i vari settori del parco sono veramente molto accurate e ho visto tanta attenzione sia da parte dei bimbi che degli adulti.

Il parco vale sicuramente la visita, che abbiate, quindi, 5 o 80 anni!

Al mio prossimo viaggio!

Francesca

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Benvenuta Primavera!

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“Che, poi, il mare lo ascolterei all’infinito. A tutto volume. Con gli occhi piantati sul soffitto del cielo. A immaginarmi la vita”.

(Fabrizio Caramagna)

Con il sole primaverile di oggi, poi, il mare è davvero un piacere, da vedere e da ascoltare. Ebbene sì, qui da me è scoppiata la primavera, ed è la benvenuta!

Oggi ci piace iniziare così! Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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La distanza dal mare da colmare

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Oggi la mia domenica sarà con vista sul mare.

È un bisogno che non sempre riesco a colmare, un desiderio che vorrei esaudire quotidianamente.

Ci sarà un giorno, lo so, che vivrò di fronte al mare, con una finestra che mi dia tramonti e acqua, risvegli di primavera e onde infuriare d’inverno.

“Sono logoro di anni, e stanco. Ma non posso escludere che esista vicino a me una spiaggia, e una giornata piena di sole, e una disobbedienza che mi farà balzare come da giovane dalla mia poltrona di vecchio, e mi farà correre verso quel mare, gioioso e accogliente, anche se fosse l’ultima ora della mia vita”.

(Stefano Benni)

Francesca

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Avrei bisogno di un margine piuttosto ampio…

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Violet Gray: «Presto o tardi, Charlie Brown, dovrai imparare una cosa… Raccogli quel che semini! Dalla vita ottieni esattamente quello che ci hai messo! Niente di più e niente di meno!»

Snoopy: «Vorrei che ci fosse un po’ di margine di errore in più!»

(tratto dai Peanuts, di Charles M. Schulz)

Personalmente gradirei anch’io un po’ di margine di errore… Oggi ci piace iniziare così, con i Peanuts di Charles M. Schulz (li adoro!).

Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Sessant’anni portati benissimo

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Dunque, alcuni giorni fa è stato un compleanno che ho il piacere di ricordare: la Barbie, senza dubbio una delle bambole più famose al mondo, ha compiuto sessant’anni. Era il 9 Marzo del 1959 quando fece il suo debutto nel mondo dei giocattoli, e la sua ideatrice, Ruth Handler (moglie di uno dei fondatori della Mattel) le diede un nome (quello della figlia) e un cognome, Barbara Millicent Roberts, per noi tutti Barbie.

Sessanta candeline spente vantando una splendida forma e attraversati evolvendosi, migliorandosi, adattandosi ai tempi. Personalmente ne ho un ricordo dolcissimo e ancora oggi mi incanto davanti alle vetrine di giocattoli dove la trovo esposta. Da bambina mi piacevano le bambole e ho flashback di alberi di Natale circondati da bambolotti – parlanti e non – eppure già alle elementari giocavo molto meno con le bambole più classiche, fatta eccezione per la Barbie, con cui ho giocato per anni. Ne ho avute di diversi tipi: la classica bambola biondissima, la ballerina snodata, la Barbie con i capelli neri e il vestito da gran festa… le ricordo tutte con il sorriso (il mio e il loro). Non avevo la casa di Barbie (mi sarebbe piaciuto moltissimo averla solo per usare l’ascensore!) però ho avuto il salotto – un regalo della Befana, perché i giocattoli nuovi si ricevevano per le festività, non in qualunque momento dell’anno –  e mi torna in mente quando lo allestivo nel mezzo della mia camera per fantomatiche feste e per l’occasione la mia Barbie preferita indossava il vestito più bello, con tanto di accessori (se la memoria non mi inganna mi sembra che avesse anche un buco sulle dita della mano perché indossava un anello!).

Auguri Barbie! Ti ricordo sempre con grande affetto…

Menuccia

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