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Ammetto di essere un po’ insofferente negli ultimi tempi: insofferente alle parole inutili, ai gesti futili e soprattutto alle lamentele fini a se stesse. Mi riferisco a quelle nenie trite e ritrite di chi guarda il nostro bel Paese con aria amareggiata e sulla qualunque, ma proprio sulla qualunque – dal cielo grigio di stamattina fino ad arrivare al tema di storia dei figli alle superiori – puntualmente sentenzia che “tanto in questo Paese le cose vanno così”.

Non mi riferisco a chissà quali emeriti osservatori internazionali o esperti, mi riferisco a tutti quei miei connazionali che sono rassegnati e apatici rispetto a tutto ciò che c’è che non va (e per carità, ce n’è) e si lamentano ormai come un 45 giri rovinato… Ma lo fanno mentre buttano la carta della caramella per strada, perché fingersi per 10 secondi maratoneti e arrivare al cestino dei rifiuti a mezzo metro di distanza è uno sforzo che non vale la pena (tanto è sporco! Mi piacerebbe praticare lo stesso sport nei loro giardini); che si lamentano se la metro in città salta una corsa, ma fanno i furbi e si accodano ai tornelli per non fare il biglietto (ma perché, scusate, un’attesa di due minuti dà diritto ad un viaggio gratis? Ci sarebbe da farci un trattato di economia); che sono disposti a trascorrere un intero pomeriggio in spiaggia ad ammorbare il vicino di ombrellone sull’aumento della tassa dei rifiuti nel proprio Comune, ma poi non fanno o fanno male la raccolta differenziata (perché ricordarsi che le cicche delle sigarette e il torsolo della mela vanno in cestini diversi è un lavoro di concetto che richiede anni e anni di studio!).

No, davvero, risparmiatemi, vi prego. Il cambiamento, quello vero, quello da cui ripartire e dare un nuovo inizio, non è un dono dall’alto che scende come la manna dal cielo, è frutto e normale conseguenze di un cambiamento culturale, di una visione della vita, di un approccio positivo e propositivo di chi ogni giorno vive nel rispetto delle regole, che – lo ricordo per quanti fossero stati colpiti da una momentanea amnesia – nascono proprio per questo, per essere rispettate e non dovrebbe essere necessario che qualcuno mi debba fornire una ragione di vita per farlo, ciascuno di noi dovrebbe farne uno stile di vita, ispirato dal rispetto, dal senso di appartenenza ad una comunità di persone, ad una Nazione, e soprattutto dal senso civico, lo chiamano così…

Menuccia

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