Sono in attesa che fiorisca la mimosa…

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Ogni anno, mentre scopro che febbraio

è sensitivo e, per pudore, torbido,

con minuto fiorire, gialla irrompe

la mimosa. S’inquadra alla finestra

di quella mia dimora d’una volta,

di questa dove passo gli anni vecchi.

Mentre arrivo vicino al gran silenzio,

segno sarà che niuna cosa muore

se ne ritorna sempre l’apparenza?

O saprò finalmente che la morte

regno non ha che sopra l’apparenza?

(Giuseppe Ungaretti)

A onor del vero, qui intorno da me non ho ancora visto irrompere la mimosa e personalmente la attendo con ansia, perché mi dà l’idea che ormai alla primavera manchi poco.

Oggi ci piace iniziare così, con la primavera nel cuore e nelle attese. Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Cellulare non mi lasciare…

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Temo che ormai siamo arrivati al capolinea…io e il mio cellulare intendo. Da diversi giorni dà segni di evidente squilibrio ed è prossimo ad abbandonarmi, lo so, me lo sento.

Praticamente ormai vive di vita propria e se non è bloccato seleziona i tasti che ritiene personalmente opportuni: accede alle app che vuole, seleziona maiuscole o minuscole a piacere, mette i like che preferisce su Instagram (magari gli stessi, per carità, che avrei messo anch’io – si capisce che mi conosce bene! – ma se attendesse la mia opinione sarebbe cosa gradita). Eppure gli sono affezionata, e sebbene per indole non abbia mai dimostrato o coltivato una particolare affinità per gli oggetti tecnologici, tutto sommato negli ultimi due anni non siamo stati male insieme e penso anche di averlo trattato mediamente bene (in fondo è caduto solo poche volte, e saltuariamente ho anche pulito lo schermo). Mi chiedo come farò senza di lui…conosco tutte le sue funzioni e lui sa perfettamente quali sono le mie preferite: ultimamente non usciva più neanche il messaggio che mi avvisava che una app – WhatsApp – risultava riavviata troppe volte: ormai mi aveva capita (non molti posso dire altrettanto!). E proprio ora che tra noi le cose andavano così bene, non mi dà neanche modo di spegnerlo.

Diciamo che ormai abbiamo un problema di incomunicabilità, perché mi impedisce di interagire con lui, salvo in rari momenti di ripresa attività, in cui riesco ancora ad inviare messaggi e telefonate e mi illudo che forse le cose si sistemeranno. Devo rassegnarmi? In effetti sto cercando di farmene una ragione e di abituarmi all’idea che a breve dovrò reinstallare tutte le mie app su un altro smartphone, di cui ovviamente dovrò anche mettermi a studiare le impostazioni, capire le funzioni, impostare la suoneria, la sveglia, i promemoria… No, non sono pronta. Cellulare, ti prego non mi lasciare…

Menuccia

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La domenica per voi, la domenica per noi

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«La domenica è un giorno di riflessione, di vera o finta preghiera, di falsi progetti o di quelli veri, di pulizie o disordine, di metto tutto a posto io o ci penserà un altro, di quell’albero è una donna o quella donna è un albero… È il giorno dei profumi inconsueti, di quelli materni o mai sentiti, dei sorrisi davanti ad un piatto caldo e di quelli al vicino di casa. È il momento del caffè più lungo, del respiro più calmo, della voglia di nulla e di tutto».

(Gianluca Lucchese)

La domenica è un respiro più lungo, è voglia di mare, di un libro letto accanto ad un caminetto, di una gita fuori porta, di un sogno da realizzare.

E per voi cos’è la domenica?

Francesca

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Quell’inesauribile voglia di scrivere (e di leggere)

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Non sono stata una di quelle bambina precoci che iniziano a leggere e a scrivere a 3 o 4 anni. Mi ricordo che chiedevo a chiunque cosa ci fosse scritto sui cartelloni pubblicitari, sulle insegne dei negozi, perfino sulle confezioni alimentari. Ma mi sono approcciata alle lettere solo in I elementare. A dicembre di quel primo anno scolastico, in compenso, lessi il mio primo libro per intero, Piccole donne, a Gennaio Piccole donne crescono. Arrivata a 10 anni avevo ultimato di leggere tutti i classici per l’infanzia, e se dico tutti, credetemi, intendo tutti! Parallelamente, dalle prime parole scritte, non ho più smesso di rapportarmi con carta e penna. Ancora oggi, quando scrivo per me stessa, non lo faccio al Pc o sul cellulare: probabilmente, se fossi nata all’epoca del calamaio, avrei avuto le mani costantemente imbrattate di inchiostro. Mi affascina il potere che possiamo esercitare sulle parole, scrivendo, piegandole all’uso che ne vogliamo fare, giocandoci, dipanandole come un filo. Come in questa citazione, che vi voglio regalare.

«Ti è sempre piaciuto scrivere, non importa cosa, scrivere punto e basta; è il gesto che conta, gesto di poeta, gesto da re, sovrano arbitrio sulle povere vocali e consonanti […]».

(Claudio Magris, Lei dunque capirà)

Francesca

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Oggi finalmente splende il Sole…

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“Un giorno ho visto il Sole tramontare quarantatré volte!”

E più tardi hai soggiunto: “Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…”

“Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?”

Ma il piccolo principe non rispose.

(Antoine de Saint- Exupéry, un passo tratto da Il piccolo Principe)

Diciamo che oggi dopo giorni (quanti per l’esattezza? Mi sono sembrati un’eternità) credo e spero che quanti lo vorranno – e io sono tra questi – potranno godersi lo spettacolo di un tramonto senza nuvole, perché qui da me ha finalmente smesso di piovere e sembra (voglio essere cauta!) che si prospetti una giornata di sole.

Oggi ci piace iniziare così! Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Venditti, Kundera e quella insostenibile leggerezza dell’essere

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Mi ricordo che in adolescenza amavo molto una canzone di Antonello Venditti, che citava Kundera e la sua “Insostenibile leggerezza dell’essere”.

È quello che mi ha portato a leggere quel romanzo, molto controverso, che ho amato e odiato a tratti, ma che sicuramente mi ha scossa molto.

Il desiderio, il senso di possesso, la gelosia, il senso di prevaricazione: in quelle righe ognuno di noi può trovare tutto e il contrario di tutto.

E voi vi siete mai accostati al romanzo di Kundera?

«Aveva un desiderio terribile di dirgli, come la più banale delle donne: non lasciarmi, tienimi con te, dòmami, soggiògami, sii forte! Ma erano parole che non poteva né sapeva pronunciare. Quando l’ebbe sciolto dall’abbraccio, disse soltanto: – Come sono felice di essere con te.

Con il suo carattere riservato, era il massimo che potesse dire».

(Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere)

Francesca

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Così “la Tartaruga disse a la Lucertola” …

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La Tartaruga disse a la Lucertola:

 – Abbi pazzienza, férmete un momento!

E giri, e corri, e svicoli, e t’arrampichi,

sempre de prescia, sempre in movimento.

Me fai l’effetto d’una pila elettrica…

Te piace d’esse attiva? Va benone.

Però l’attività, quanno s’esaggera,

lo sai come si chiama? Aggitazzione:

forza sprecata. È la mania der secolo.

Correno tutti a gran velocità:

ognuno cerca d’arrivà prestissimo,

ma dove, proprio dove… nu’ lo sa.

(Trilussa, La tartaruga lemme – lemme)

Oggi ci piace iniziare così, con Trilussa! Buongiorno e buona domenica a tutti!

Menuccia

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Ricordate quando per le ricerche usavamo l’enciclopedia?

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Oggi prendo spunto da ritagli di routine quotidiana (più qualche ritaglio di ricordi d’infanzia). Qualche giorno fa mio figlio era impegnato con una ricerca scolastica. In tutta onestà non l’ho visto particolarmente preoccupato (sicuramente non quanto lo ero io alla sua età quando ero impegnata in imprese analoghe) anche perché ha dalla sua – dalla sua parte e dalla sua generazione – le infinite informazioni in grado di fornire internet. Ovvio, i libri sono sempre e comunque un ottimo punto di partenza – almeno per come la vedo io – ma internet costituisce di suo un bell’aiuto, che consente ormai di confrontare in breve tempo e con facilità moltissime informazioni.

Ben altra storia ai miei tempi (“ai miei tempi” … non ci posso credere, l’ho detto!), quando si cercava perfino nei libri scolastici dei propri genitori (quindi aggiornatissimi!!!!) e si finiva con il naso perso… nell’enciclopedia. Io da bambina ne avevo più di una (si capisce che a casa mia ci tenevano che studiassi?), e quando era necessario mi “apparecchiavo” – è proprio il caso di dirlo – o sulla mia scrivania o avevo addirittura l’onore di usare il tavolo della sala da pranzo… e questo era il segno che l’occasione era seria. Sì, perché parliamo della stanza “proibita” per eccellenza, sempre pulitissima e chiusa perché destinata ad eventi specialissimi – e sporadici, vorrei aggiungere –, tipo pranzi delle feste, compleanni con invito di parenti… tutto fuorché la vita quotidiana della famiglia! Eppure, davanti ad una ricerca con tanto di enciclopedia, anche il ponte levatoio che divideva la sala dal resto della casa cadeva magicamente: la cultura dà realmente un potere immenso!

Menuccia

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Ricordi da svelare o da celare

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«Nei ricordi di ogni uomo ci sono certe cose che egli non svela a tutti, ma forse soltanto agli amici. Ce ne sono altre che non svelerà neppure agli amici, ma forse solo a se stesso, e comunque in gran segreto. Ma ve ne sono infine, di quelle che l’uomo ha paura di svelare perfino a se stesso, e ogni uomo perbene accumula parecchie cose del genere».

(Fëdor Dostoevskij)

Quanti ricordi avete condiviso e quanti altri avete celato anche a voi stessi?

E ha senso rimuovere un ricordo volontariamente?

Io ci penso e nel frattempo mi intrattengo con un tè profumato ai frutti rossi.

Francesca

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